Le nostre trascrizioni

Fino alla fine dell'800 non è stato possibile registrare il suono né riprodurlo.
I concerti e gli spettacoli teatrali erano eventi unici e si tenevano soltanto nei teatri di città e nelle residenze di nobili e alti prelati, escludendo di fatto il popolo e la gente di campagna dall'ascolto della musica alla moda.

Per garantire anche a questi ultimi il piacere della buona musica, è nata la pratica di "arrangiare" le composizioni di successo per formazioni più contenute, come il quartetto d'archi e il quintetto di fiati, spesso composti di ottimi musicisti provenienti proprio dalle classi sociali interdette agli spettacoli.

Oggi vogliamo continuare questa pratica, consapevoli che un arrangiamento è un prodotto particolare: pericoloso per chi lo scrive, perché costretto a scelte importanti e inevitabili; faticoso per chi lo suona, perché la potenza di un'intera orchestra è convogliata nelle forze di cinque sole persone; e forse un po' scomodo, ma speriamo di no, alle orecchie dei più intransigenti.

L. van Beethoven: Egmont, ouverture
W. A. Mozart: "La Regina della Notte"
W. A. Mozart: "Papageno Papagena"
W. A. Mozart: "Non più andrai, farfallone amoroso"
W. A. Mozart: "Madamina, Il catalogo è questo"
P. I. Tchaikovsky: Suite "Lo Schiaccianoci"
G. Gershwin: Summertime
G. Gershwin: Rhapsody in blue